Aus der Serie "La Bottega - I Cori": O vos Omnes (Palestrina)
Trude Waehner
um 1976
I CORI
DI TRUDE WAEHNER
I cori esercitano da sempre un fascino particolare su di me, mi trasmettono una comuncazione più grande di quanto non dia il singolo uomo, una universalità, un’unione non solo fra individui, ma con tutto l’universo, una comunione, un vero ACCORDO che può ascendere un fuoco, uno slancio verso il bene o verso il male; penso alle passioni di Johann Sebastian Bach e agli antichi poeti Greci.
Le incisioni del ciclo sono:
I
„O Vos Omnes“ di Palestrina Tom XXV, parte lecsio III lamentationum Hieremie Prophetae, cantato dal „CORAL SPAGNOLO ST. JORDI“, als CASALS-FESTIVAL nella chiesa di Prades nei Pirenei francesi, dove Pablo Casals ha creato quei meravigliosi festival per ringraziare la gente di Prades, che lo aveva accettato, quando fuggiva attraverso la montagna dai Franco-Fascisti e che l’aveva nascosto e protetto anche dagli invasori nazisti.
„O Vos Omnes qui transitis per viam attendite et videte si est dolor simili sicut dolor meus“.
II
„Don Pasquale e Budapest“, il disegno fatto dopo una rappresentazione con voci fresche, impertinenti, piene di spirito.
III
„Canto Sospeso“ di Nono alla Fenice di Venezia 1976. Un’opera decicata ai morti della resistenza europea. La mia incisione è dedicata a tutti gli artisti vittime del fascismo e in particolare agli artisti della Resistenza.
IV
„Der Erdkreis ist Unser“ (il mondo è nostro) dall’oratorio Paulus di Mendelssohn nel Musikvereins-Saal di Vienna con il Wiener Singverein. Si riferisce a uno dei più toccanti ed alti momenti dell’oratorio.
V
„Messa con Requiem Tedesco“ di Franz Schubert, cantato dal bravo coro a capella di Hof-Gastein.
VI
„Coro dei Prigionieri“ dal Fidelio di Beethoven, in memoria del mio maestro, il grande scenografo Oscar Strnad, che ha fatto molte scenografie per Toscanini. Per me questo coro e il coro della Nona di Beethoven (ultima incisione) sono momenti assoluti della musica.
VII
„Chant des Enfants“ de la Maison des Enfants des Deportées a le Mans dove aiuvato la eccellente direttrice Mme Lotte Schwarz ad arredare la casa per i giovani del deporati, che avevano visto cose simili e peggio di quelle dei prigionieri nel Fidelio.
VIII
„Lacrimosa“ dal Requiem di Guerra di Benjamin Britten scritto per l’inaugurazione dei restauri della cattedrale e della città di Coventry, interamente distrutta dal bombardamento dei nazisti. Magnifica prestazione del CORO DI LONDRA, del coro dei ragazzi della SCUOLA DI HIGHGATE e del grandi solisti di diversi paesi scelti da Britten una volta nemici, il meraviglioso Lacrimosa cantato dalla russa VISHNEVKAYA. Immaginavo dietro questi cantanti le ossa di bambini e adulti seppellite sotto la cattedrale e la città.
IX
„Seid Umschlungen Millionen2 dalla Nona di Beethoven scritta in ammirazione delle aspirazioni democratiche degli inglesi. E‘ l’invito di Beethoven all’amore.
La musica in genere è un ghetto privato, alla quale per lo più accendono soltanto i professionisti, che spesso non sanno guardare al di là del loro riduttivo artigianato. Trude Waehner, invece, si è sempre dedicata e alla musica e alla pittura; in certo senso, anzi, questa duplice attività è proceduta di pari passo, come mutua esperienza. Ancora fanciulla suonava a quattro mani versioni pianistiche delle Sinfonie di Bruckner, e per la sua formazione artistica Grosz o gli espressionisti tedeschi valevano tanto quanto i Lieder di Wolf o il Wozzek. Era anche questione di educazione familiare, visto che proprio Wolf aveva insegnato pianoforte a sua madre e cantanti celeberrimi, come la Jeritza o Lotte Lehmann, frequentavano la sua casa. Fu pure allieva di Arnold Schoenberg, anche se le sue predilezioni vanno ad un altro maestro viennese, ad Alban Berg. Comunque la musica è concepita dalla Waehner non come oggetto di svago mondano, ma come stimolo costante alla invenzione pittorica. Nascono, così, i ritratti di compositori ed interpreti al sommo delle sue predilezioni Edwin Fischer, Pablo Casals e Franco Rossi, il violoncellista del Quartetto Italiano, e ora il ciclo di queste nove incisioni su legno, ispirate ad alcuni incontri musicali. Incontro, prima di tutto, con l’arte di Palestrina, qulla lapidare delle Lamentazioni del profeta Geremia, che scava le risorse del delamato polifonico. Nel segno grafico della Waehner l’arcaico stile recitativo si accende di riflesi favolistici e popolari, e una chiesa barocca viene sentita come architettura vivente. Con il Canto sospeso di Luigi Nono la Waehner approfondisce ulteriormente la tematica dell’impegno politico, che l’aveva vista, almeno da mezzo secolo, in prima linea nell’antifascismo europeo. Sono suoni di arpa interrotti, in cui i lividi paesaggi di Nono si caricano di una realistica tragicità: che è un modo tutto personale di interpretare le maglie seriali della scabra tavolozza strumentale del musicista veneziano. Con il Don Pasquale il segno muta: l’opera giocosa donizettiana viene rievocata in chiave ironica e grottesca. Ma soprattutto il coro è al centro degli interessi della pittrice. „I cori – dice Waehner – esercitano sempre un fascino particolare su di me. Mi trasmettono una possibilità nel senso di una universalità, nel senso di una unione non solo fra individui, ma con tutto l’universo“. Così il segno classicistico del Paulus di Mendelssohn si carica di una intensità che ci verrebbe fatto di definire beethoveniana. E‘ chiaro allora che le più impressionanti incisioni su legno sono proprio quelle che esplorano una coralità pittorica concepita non come ottimistico appagamento, ma come presa di coscienza di una realtà tragica, che tuttavia non si preclude la via della speranza. Così la violenza drammatica della Waehner ammete anche l’evocazione della luce che rompe le tenebre. Anzi la tenebra è insieme resurrezione radiosa e il giorno a sua volta allucinante visione. Che è il modo da un lato per esaltare la liturgia della morte del Requiem di guerra di Britten, e dall’altro per interpretare la tensione corale di Beethoven come preludio ad una cosmica fratellanza: il lascito più esplicito del finale della Nona sinfonia. L’ambivalenza tra vocazione funeraria e semplicità al limite rustica si ritrova infine anche nelle incisioni dedicate ad una Messa di Schubert e ai Canti di Fanciulli dei Deportati a Le Mans, in cui la denuncia contro il nazismo va ben oltre alla cronaca del quotidiano, per divenire allegoria di una rinascita. La sofferenza, insomma, concepita come liberazione.
Mario Messinis
Platte: 34,5 x 28,5 cm
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